Selezione a cura di
Stefano Pilia
Mai Mai Mai

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Matteo Polato
regia del suono

Sembra che parlare di “musica acusmatica” faccia fiorire oggi tutta una serie di etichette, categorizzazioni e suddivisioni. Per musica acusmatica solitamente si intende un genere musicale di musica elettronica di ricerca, musica scritta da compositori, distinta, per la profondità del pensiero musicale come per i mezzi utilizzati, dalle diverse forme di musica elettronica “popular”, o “commerciale”.

Ma esiste davvero una divisione così netta, tra musica “colta” e musica “popular”? O perfino, esistono davvero queste categorie? A ben vedere, tutto ciò viene meno immediatamente, solo da una rapida osservazione di come si sia da sempre sviluppata la musica elettronica, qui in Italia.

Fin dagli albori della ricerca musicale elettroacustica compositori e ingegneri del suono si sono mossi, insieme, tra ricerca sonora e musica d’uso, tra composizione e arrangiamenti per canzoni, tra sviluppo di nuovi mezzi tecnologici e creazione di effetti sonori e library music per radio e televisione. Lo Studio di Fonologia di Milano ospitava sia le pionieristiche esperienze di Berio e Maderna sia le sonorizzazioni per i radiodrammi e i programmi radiofonici della RAI. Lo stesso Bruno Maderna firmò, nel 1968, la colonna sonora del thriller surreale “La morte ha fatto l’uovo”, b-movie girato da Giulio Questi. O ancora Ennio Morricone, celebrità della musica per film, ha fatto parte del radicale Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza.

È quindi evidente come certe suddivisioni nette ed esclusive siano invece labili e, spesso, create a posteriori. In realtà le stesse persone, gli stessi strumenti e le stesse tecniche hanno da sempre abitato, trasversalmente e in continua metamorfosi, luoghi diversi e fintamente inconciliabili come sale da concerto, conservatori, accademie, festival, centri sociali, università e studi di produzione radiotelevisiva.

Abbiamo chiesto a Stefano Pilia e Mai Mai Mai, due personaggi chiave della sperimentazione sonora elettronica italiana di oggi, di curare una selezione di brani per loro significativi, sia storici che recenti. Ci siamo rivolti a loro in quanto pensiamo incarnino, nella loro attitudine e nella loro musica, questa trasversalità, questo superamento delle barriere dei generi musicali. Siamo certi che il risultato sarà un appuntamento di RADIA multicolore, entusiasmante, sperimentale e libero da ogni etichetta.

(Matteo Polato)

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RADIA esplora le dimensioni percettive, immaginifiche, evocative, narrative e tecniche del suono acusmatico, l’esperienza del solo ascolto slegato dalla visione. Traccia percorsi tematici all’interno del territorio sconfinato dell’arte sonora, dalla musica elettroacustica alla fonografia, dalla soundscape al documentario sonoro al radiodramma.
Non ci sono musicisti sul palco né proiezioni video, ma i multiformi spazi acustici di un impianto immersivo a otto canali.

RADIA è un progetto del Centro d’Arte in collaborazione con SaMPL – Sound and Music Processing Lab del Conservatorio di Musica “C. Pollini” di Padova