I limiti estremi dell’ascolto, silenzi, voci dall’Altrove e hauntology

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Matteo Polato
regia del suono

Il termine “acusmatico” riguarda tutte le esperienze dell’ascolto in cui la fonte del suono percepito è celata alla vista. Deriva dal greco (akusma, “ciò che si ode”) e si ricorda come nella scuola dei Pitagorici si praticasse l’akusmatikoi, l’ascolto della sola voce del maestro, il quale parlava agli allievi nascosto dietro a un velo. Con RADIA cerchiamo di indagare le innumerevoli modalità con cui questa dimensione dell’ascolto possa diventare arte, musica e racconto.

In questo appuntamento spingiamo il concetto di acusmatico fino alle sue più estreme conseguenze. Non più solo ascoltare la voce ma, addirittura, sentire le voci. Attraverso una selezione di composizioni musicali, opere di sound art e documenti sonori, tentiamo di avventurarci nei territori più periferici e liminari dell’ascolto, il suono contemporaneamente dentro di noi e dietro di noi, dove la percezione acustica si confonde con l’allucinazione uditiva, il materiale con l’ultraterreno, l’ambientazione sonora di un paesaggio con quella di un sogno.

Già i futuristi avevano immaginato questi luoghi di confine possibili, quando nel manifesto della Radia ipotizzano un’arte radiofonica che permetta la “Captazione amplificazione e trasfigurazione di vibrazioni emesse da esseri viventi da spiriti viventi o morti drammi di stati d’animo rumoristi senza parole”, o “Captazione amplificazione e trasfigurazione di vibrazioni emesse dalla materia Come oggi ascoltiamo il canto del bosco e del mare domani saremo sedotti dalle vibrazioni di un diamante o di un fiore”.

Tra rumori al limite dell’inudibile, silenzi, echi, risonanze cerchiamo di scoprire, attraverso l’arte sonora, quelle situazioni limite che, attraverso la mediazione dell’ascolto, popolano un ambiente di entità che agiscono pur essendo assenti, pur non esistendo fisicamente. Ambienti sonori popolati di spettri. Riprendendo Derrida, prima, e Mark Fisher, poi, non un’ontologia del suono, quindi, ma una hauntologia del suono.

(Matteo Polato)

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RADIA esplora le dimensioni percettive, immaginifiche, evocative, narrative e tecniche del suono acusmatico, l’esperienza del solo ascolto slegato dalla visione. Traccia percorsi tematici all’interno del territorio sconfinato dell’arte sonora, dalla musica elettroacustica alla fonografia, dalla soundscape al documentario sonoro al radiodramma.
Non ci sono musicisti sul palco né proiezioni video, ma i multiformi spazi acustici di un impianto immersivo a otto canali.

RADIA è un progetto del Centro d’Arte in collaborazione con SaMPL – Sound and Music Processing Lab del Conservatorio di Musica “C. Pollini” di Padova