Louis Moholo-Moholo
batteria

Jason Yarde
sassofoni

John Edwards
contrabbasso

Alexander Hawkins
pianoforte

In diversi momenti della sua giovinezza, in Sudafrica, Louis Moholo-Moholo era costretto a suonare, se la formazione era mista, dietro la tenda del palco. I neri non si dovevano vedere nel paese dell’apartheid, nei primi anni 60. Insieme a lui altri coetanei di talento, che nel 1964 con il nome “The Blue Notes” scelsero l’esilio in Inghilterra, dopo aver partecipato al festival di Antibes.

Fu l’inizio di quell’amalgama naturale con la scena “progressive” britannica che diede vita alla fusione culturale più feconda del jazz di quegli anni.
Moholo-Moholo ha suonato le percussioni fin da bambino: dalle orchestrine dei Boy Scouts, ai Blue Notes, fino ai gruppi più recenti, la sua carriera è stata una corsa a ostacoli che ha raggiunto traguardi sempre più audaci, offrendo un’energia, una personalità e creatività di livello assoluto.
Il suo stile sincretico è sfociato presto in un linguaggio jazzistico libero e avventuroso, mantenendo ben saldo il legame con la tradizione sia africana che afroamericana. Il suo nome è presente in una lista infinita di gruppi, sia come collaboratore che come leader.

Dopo aver partecipato ad un tour argentino con Steve Lacy (1966), Moholo-Moholo si unisce all’amico pianista Chris McGregor per dar vita ai Brotherhood of Breath, tra le compagini più importanti degli anni 70. In seguito suona con Mike Osborne, Elton Dean, Keith Tippett, Harry Miller, Dudu Pukwana. Nel 1978 guida un’altra band straordinaria, Spirits Rejoice; e nei primi anni 90 fonda Viva la Black!, vivido esempio di rivendicazione culturale e politica, gruppo con il quale torna dopo molti anni in Sudafrica, dopo la fine della segregazione.
Intanto ha modo di duettare con Peter Brtzmann, Cecil Taylor, Wadada Leo Smith.
In questi ultimi anni, Moholo-Moholo ha continuato un’attività molto intensa, spesso concentrata nei 4 Blokes (o talora 5 Blokes, quando vi partecipa il sassofonista Shabaka Hutchings).

È un gruppo in cui il maestro saggio guida un nucleo di musicisti giovani, ma già di primissimo piano nella scena jazz mondiale. E se il nostro pubblico ha già avuto modo in diverse occasioni di conoscere Alexander Hawkins (pianoforte) e John Edwards (contrabbasso), uno spazio particolare in 4 Blokes riveste il sassofonista anglo-caraibico Jason Yarde. Dopo un apprendistato con i Jazz Warriors (dove militava l’allora assai noto Courtney Pine), Yarde si è dedicato ai più diversi generi musicali, privilegiando il jazz e l’improvvisazione. Accanto a Moholo-Moholo ha maturato una forte personalità che lo ha condotto a sperimentare in molti progetti, ultimo dei quali l’importante “Windrush Suite”, incentrato sull’eredità culturale della schiavitù e delle migrazioni durante l’imperialismo britannico, che ha debuttato al Barbican di Londra lo scorso anno.
La musica dei 4 Blokes riecheggia l’intera carriera di Louis Moholo-Moholo, tra spirito innodico e free senza barriere.

(Stefano Merighi)

Ascolti

Blue Notes
Blue Notes for Johnny (Ogun, 1987)

Brotherhood of Breath
Live at Willisau (Ogun, 1974)

Louis Moholo Octet
Spirits Rejoice! (Ogun, 1978)

Wadada Leo Smith & Louis Moholo-Moholo
Ancestors (Tum Records, 2012)

Louis Moholo-Moholo’s Five Blokes
Uplift the People (Ogun, 2018)

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