From the Archive #22: Lester Bowie, 1978

Il suono di Lester Bowie è di sicuro tra i più riconoscibili di tutto l’universo jazz. La sua tromba fendeva l’aria come una rasoiata ed era carica di pathos. In tutte le sue multiformi imprese sonore, Lester Bowie era sinonimo di vitalità in musica, una vitalità declinata nell’intero arco delle sue sfumature: sorriso e mestizia,…

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From the Archive #20: Lee Konitz – Steve Swallow – Paul Motian, 1998

Basta ascoltare il suo assolo marziano in Too Marvelous for Words, con il quartetto di Gerry Mulligan (1953), per capire il suo understatement.Lee Konitz è l’emblema dell’“arte per l’arte” nel jazz, non c’è alcun progetto nella sua musica se non quello di improvvisare, ai massimi livelli, in qualsiasi situazione data. Certo che quando comparve, nell’orchestra…

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From the Archive #19: Kris Davis, 2017

C’è ancora modestia che nasconde grandezza.È il caso di Kris Davis, pianista, compositrice, arrangiatrice, il cui talento è uno tra i regali più graditi fatto dalla musica contemporanea.Arrivata dal Canada a New York, si è inserita in fretta nel circolo dei nuovi protagonisti del post-jazz degli anni 2000. Ha fondato proprie formazioni, ha suonato nell’Anti-House…

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From the Archive #18: Don Byron, 1995

Qualsiasi cosa voglia dire oggi l’aggettivo “postmoderno”, sembra vestire a puntino la figura di Don Byron, clarinettista e compositore che attraversa con disinvoltura tutte le lingue del jazz ma non solo. Non c’è una poetica forte, appunto, nella sua onnivora concezione della musica. Basti pensare al suo primo exploit, quando interpretava le parodie della cultura…

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Milford Graves – Gotta Have the Spirits

Qualche settimana fa se n’è andato Milford Graves, artista di straripante vitalità – una centrale di energia percussiva, più che un batterista – e un musicista si direbbe olistico, che dava ad ogni gesto un’illuminazione di sapienza antica.Ha innervato il free di una componente sciamanica, prima con Giuseppi Logan e il New York Art Quartet…

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From the Archive #17: Anthony Braxton & Muhal Richard Abrams, 1977

L’apparizione di Muhal Richard Abrams al Palasport Arcella di Padova (1977, in duo con Anthony Braxton) fece un’impressione davvero enorme. Non tanto come artista concettuale, quanto come pianista. Sembrava avere una profondità misteriosa, una sapienza arcana, in grado di collegare in un istante Scott Joplin e l’atonalismo più radicale.Braxton era già “Braxton”, ormai assai noto…

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