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Il Centro d’Arte compie 70 anni e li festeggia con una stagione speciale, un cartellone che sempre di più brilla di sorprese, prime apparizioni, e tiene alta la vocazione alla scoperta della novità in musica, al di là dei generi e delle etichette. Inoltre il Centro d’Arte, forte di un nuovo e rinsaldato rapporto con l’Università di Padova da cui è nato tanti anni fa, si propone di favorire con nuove iniziative un sempre più ampio accesso al pubblico universitario e giovanile alle esperienze musicali più vive e intense di oggi.

Da febbraio a giugno sarà possibile esplorare in dieci serate i molti linguaggi della contemporaneità, in cui si intersecheranno il jazz, la composizione, l’improvvisazione senza schemi, le tecniche elettroacustiche.

L’apertura della stagione 2016 è il 12 febbraio nella cornice della storica e bellissima sede della Sala dei Giganti, dove il Centro d’Arte ha ‘abitato’ per lunghi anni. In scena, senza amplificazione, è Stefano Battaglia, un musicista dal cammino personale e solitario che è giunto oggi a proporre nella classica formula del ‘piano trio’ una sintesi delle sue incursioni in tutti i generi musicali e delle sue curiosità anche letterarie.

Con il doppio concerto del 19 febbraio, la rassegna si sposta al Torresino per presentare tre esponenti delle ultimissime generazioni della musica di improvvisazione radicale: la sassofonista danese Mette Rasmussen, per la prima volta in Italia, e il Jooklo Duo formato da Virginia Genta e David Vanzan, “uno dei segreti meglio custoditi del free jazz italiano”, da anni impegnati in progetti di respiro internazionale, tra l’altro collaboratori della Merce Cunningham Dance Company nell’ultimo periodo della loro attività.

Il 27 febbraio è di scena la musica del trio nordico Fire! (Mats Gustafsson, Johan Berthling e Andreas Werliin), che torna a riflettere sull’essenza primaria del suono come elemento a se stante della creazione musicale. Un processo/flusso che a partire da cellule melodico-ritmiche elementari, sviluppano poi onde d’urto di notevole intensità. Sassofono baritono, tastiere elettroniche, basso elettrico e percussioni varie formano un mosaico sonoro elettro-acustico stratificato.

In questo intenso avvio di stagione compaiono, il 1 marzo all’Auditorium “Pollini” anche cinque compositori italiani delle ultime generazioni, Stefano Gervasoni, Vittorio Montalti, Luca Richelli, Fabio Nieder, Filippo Perocco, Andrea Vigani, con nuove composizioni in prima esecuzione affidate alle mani espertissime dell’Ex Novo Ensemble, per un concerto ad alto tasso di tecnologia elettroacustica. Il pubblico è al centro del sofisticato sistema di spazializzazone del suono dell’Auditorum ‘Pollini’. Un’altra produzione originale che il Centro d’Arte realizza nell’ambito della ormai pluriennale collaborazione con il laboratorio SaMPL aggregato al Conservatorio di Padova.

Si ritorna al jazz il 22 marzo con il trio di Eric Revis, la cui presenza in alcuni tra i più significativi gruppi del jazz contemporaneo, in molti casi agli antipodi stilistici fra loro, indica nel contrabbassista californiano una figura tra le più flessibili e versatili della scena odierna. Nel gruppo lo straordinario talento della pianista e compositrice canadese Kris Davis.

L’8 aprile è un altro doppio concerto, nella Sala dei Giganti, con il contrabbasso solo di Silvia Bolognesi, altro giovane talento, tra le più appassionanti performer della musica contemporanea, dove il jazz non è che un punto di partenza come tanti altri.
Dopo di lei il duo formato dal catalano Agustí Fernández e da Marco Colonna, che si muove nei territori dell’improvvisazione libera. Nella loro conversazione informale si svela quel processo di composizione istantanea che trattiene del jazz un’attitudine e un’essenza, se non elementi di un linguaggio storicizzato.

Il 29 aprile giunge per la prima volta a Padova una delle storiche formazioni della free music europea, il trio del berlinese Alex von Schlippenbach, con Paul Lovens alle percussioni e Evan Parker ai sassofoni, quest’ultimo una presenza ricorrente nella storia delle rassegne del Centro d’Arte. Questi maestri sono all’origine di tutte le nuove esperienze che avremo presentato fino a quel momento, e sono oggi più che mai in grado di immergere l’ascoltatore in un’avventura sonora profondamente coinvolgente.

Unica data italiana, il 22 maggio, per il duo nippo-norvegese formato da Otomo Yoshihide, multistrumentista e artista concettuale, turntablist e compositore, qui comunque al suo primo strumento, la chitarra, con il percussionista Paal Nilssen-Love. Il loro incontro avviene all’insegna della comune passione per il free jazz storico e gli atteggamenti più sperimentali e imprevedibili della nuova musica improvvisata.

Si apre così un finale di stagione particolarmente intenso che fa seguire, in stretta successione, il quartetto Kaze formato dai giapponesi Satoko Fujii e Natsuki Tamura e i francesi Peter Orins e Christian Pruvost, il 27 maggio al Torresino. La frontline è inusuale, con due trombe diverse e complementari, che utilizzano entrambe un vasto vocabolario di tecniche eterodosse, assumendo di volta in volta caratteri di appassionato lirismo o umorismo spiazzante, mentre la ritmica affidata a piano e batteria fornisce una base mobile, eterogenea, imprevedibile.

Il 1 giugno si ritorna all’Auditorium per il secondo appuntamento con SaMPL, in una produzione originale che assembla nuove composizioni per due pianoforti e due percussionisti, in varie combinazioni, concepite da Ivan Fedele in funzione della loro trasformazione elettroacustica e della diffusione spaziale.

La conclusione della prima parte di stagione, in attesa della ripresa autunnale, è affidata il 3 giugno a Musica Elettronica Viva, la storica formazione di musica sperimentale che compie 50 anni. Oggi MEV è costituita dal trio-base formato da Alvin Curran e Richard Teitelbaum alle tastiere e da Frederic Rzewski al pianoforte. Questi tre musicisti negli anni 60 hanno letteralmente ridefinito il rapporto tra composizione e performance, e continuano a proporre una musica imprevedibile e fresca come lo è stata alle origini.

Nel 2016 festeggiamo dunque una terza età soltanto anagrafica, con una nuova stagione anche più avventurosa delle precedenti: faremo incontrare nel cartellone, e al pubblico, giovani musicisti e i maestri che hanno fatto la storia della musica nuova, e la stessa nostra.

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