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A poche settimane dalla conclusione della stagione dei 70 anni, il Centro d’Arte propone per il nuovo anno una rassegna che ne riprende la formula e l’indirizzo, premiata da un successo di pubblico entusiasmante: per il 2017 il cartellone, sempre ricco di novità, offre occasioni di ascolto che sfidano i generi e le etichette, undici serate di musica che illustrano i molteplici linguaggi della contemporaneità, dal jazz alla composizione, dall’improvvisazione sperimentale alla ricerca elettroacustica.

Radicato in una storia che si intreccia fin dalle sue origini a quella dell’Università, ma anche della vita musicale di una Padova sempre aperta sulle più vivaci esperienze internazionali, il Centro d’Arte propone sempre più spesso progetti originali, in dialogo con gli artisti e intrecciando collaborazioni dentro e fuori la città, con festival e rassegne affini e strutture di produzione attrezzate come il Conservatorio. E grazie anche a una politica volta a favorire la massima accessibilità, specie agli universitari, continua a crescere insieme a un pubblico sempre più curioso e consapevole.

L’apertura della stagione 2017 è il 30 gennaio nella storica e bellissima sede della Sala dei Giganti, dove il Centro d’Arte ha ‘abitato’ per lunghi anni. In scena, Dave Douglas torna alla sua musica più avventurosa con New Sanctuary, un trio di leader: un ispirato mix di musica acustica ed elettrica, dove la tromba di Douglas incrocia la chitarra abrasiva del maestro Marc Ribot e le percussioni ed elettronica di una ritrovata Susie Ibarra.

Il 7 febbraio (Cinema Torresino) segna un altro ritorno: dopo molti anni si riascolta a Padova, con un trio inedito, il sassofonista Vinny Golia, una lunga carriera di collaborazioni con improvvisatori e musicisti elettroacustici della scena californiana – esordì in Italia insieme a Tim Berne nel 1980 per il Centro d’Arte.

Un nuovissimo progetto, The Blessed Prince viene presentato il 17 febbraio, sempre al Torresino, da uno dei più originali nuovi talenti italiani, sia come virtuoso sia come compositore: Emanuele Parrini, che con il suo violino si muove tra formazioni e stili diversi, determinato a sviluppare un nuovo linguaggio improvvisativo sul suo strumento. Per l’occasione ha invitato Taylor Ho Bynum, cornettista e principale collaboratore di Anthony Braxton, con cui Parrini dichiara le sue affinità di ‘scuola’. Il progetto è stato coprodotto dal Centro d’Arte insieme a Novara Jazz e Pisa Jazz.

Con il 3 marzo si ascolta per la prima volta a Padova il più interessante sassofonista neroamericano della nuova generazione, James Brandon Lewis. Già in coppia con William Parker e Gerald Cleaver in un repertorio originale avant-jazz, ora con questo nuovo trio Lewis indaga diverse possibilità espressive, aperte anche al funk e hip-hop.

Realistic Monk è il duo formato da un guru del sampling, il californiano – ma giapponese d’adozione – Carl Stone e un’artista e compositrice giapponese trapiantata in Germania, Miki Yui. Lo si ascolta per la prima volta in Italia il 7 marzo all’Auditorium Pollini in diffusione spaziale. Un viaggio tra suoni delicati, ai limiti del percepibile, a stimolare un ascolto immersivo e concentrato di paesaggi sonori che emergono da voci, rumori, registrazioni di ambiente e diversi fenomeni acustici. Una nuova collaborazione con il laboratorio SaMPL del Conservatorio di Padova.

Non si trattasse di un progetto precisamente organizzato, Bigmouth si potrebbe definire, come si faceva un tempo, una all star formata dai sassofonisti Tony Malaby e Chris Cheek, dal pianista Craig Taborn e dal batterista Gerald Cleaver, raccolti attorno al contrabbassista Chris Lightcap, eccellente esempio di jazz contemporaneo, svincolato da ogni scuola, in equilibrio perfetto tra melodia e libera improvvisazione. Al Torresino il 26 marzo, in esclusiva italiana.

Dopo essere apparsa lo scorso anno nel trio di Eric Revis, torna a Padova la pianista canadese Kris Davis, in un raro concerto in solo, non amplificato, nuovamente nella cornice sontuosa della Sala dei Giganti al Liviano, il 4 aprile (unica data nazionale).

Far East Network è un progetto transnazionale e tutto asiatico nato per iniziativa di un artista geniale e poliedrico, il giapponese Otomo Yoshihide, che ha raccolto attorno a sé tre artisti affini provenienti da Cina, Corea, Singapore. Il quartetto fa ricorso a diversi strumenti e diversi approcci elettroacustici, dal trattamento sperimentale della chitarra, al feedback, alla generazione sintetica, all’uso dei microfoni a contatto. L’improvvisazione e l’esplorazione di terre sonore incognite è la cifra di questo gruppo radicale, al Torresino il 22 aprile.

È stata una delle sorprese del 2016, il duo costituito dal trombettista Gabriele Mitelli e dal vibrafonista Pasquale Mirra, Groove & Move, carico di suggestioni e magie sonore e che ha incontrato un unanime successo di critica. Sarà al Torresino il 28 aprile, in apertura per un’altra esibizione molto attesa, quella della Natural Information Society, guidata da Joshua Abrams. Bassista e specialista del guimbri marocchino, Abrams mescola la sua preparazione jazzistica con una ricerca sulle ripetitività incantatorie della musica nordafricana e mediorientale. Con Lisa Alvarado all’harmonium e percussioni, Ben Boye all’autoharp e Mikel Avery alla batteria. Esclusiva italiana.

Il 5 maggio al Torresino prima apparizione italiana per il trio Arashi, uno dei gruppi di free jazz più potenti e originali in circolazione, con Akira Sakata ai sassofoni, Johan Berthling al basso e Paal Nilssen-Love alla batteria. Sakata è un veterano della musica improvvisata nipponica (tra le sue collaborazioni più importanti quelle con Yosuke Yamashita e Bill Laswell). Lo svedese Johan Berthling è noto quale componente di Fire!, mentre il norvegese Paal Nilssen-Love, tra le decine di apparizioni, spicca come batterista di The Thing.

Altra doppia serata, ancora al Torresino, il 18 maggio.
Apre il duo Kalimi (Giovanni Di Domenico, tastiere; Mathieu Calleja, batteria), che miscela una ricerca su suoni e timbri vicina sia all’improvvisazione di estrazione jazzistica che al noise-rock e alla psichedelia.
E conclude l’australiano Oren Ambarchi, con una performance solistica incentrata sulle sue recenti incisioni discografiche. Interessato a diverse correnti espressive, Ambarchi è chitarrista, batterista, manipolatore elettronico. I suoi brani possono investigare le pure tessiture elettroniche, rivisitare le costruzioni ritmiche del kraut-rock anni ’70, insistere sul minimalismo oppure affrontare la composizione istantanea. Ha suonato in decine di dischi a suo nome o in team con molti colleghi di analoga estrazione. Importante il suo sodalizio nel trio Haino Keiji-Jim O’Rourke-Ambarchi.

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Come per la passata stagione, i concerti di Centrodarte17 avranno tre tipologie di prezzi: gli interi restano a 12 euro; i ridotti passano a 5 euro e comprendono tutti gli studenti di qualsiasi scuola o università; infine, solo per gli studenti dell’Università di Padova rimane il biglietto a prezzo speciale a 1 euro.

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