New York 1950

venerdì 14 maggio 2010 ore 20.15 • Sala dei Giganti al Liviano, Padova

Simona Bertozzi
danza e coreografia

Debora Petrina
pianoforte

John Cage (1912-1992)
Ophelia (1946, per Jean Erdman)
The Seasons, Ballet in One Act (1947, per Merce Cunningham – Versione per pianoforte dell’Autore)
Suite for Toy Piano (1948, per Merce Cunningham)
Music for Piano 1 (1952, per JoeAnn Melsher)
Music for Piano 20 (1953, per Merce Cunningham)

Morton Feldman (1926-1987)
Three Dances (1950, per Merle Marsicano)
Variations (1951, per Merce Cunningham)
Nature Pieces (1951, per Jean Erdman)
Intermission V (1952)
Intermission VI (1953)

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New York School / Modern Dance

Come è noto, John Cage ‘inventò’ nel 1938 il pianoforte preparato per necessità, poiché lo spazio angusto di un teatrino – si suppone veramente molto off – non gli permetteva di schierare il suo gruppo di percussionisti. Cage provò dunque a ridurre le sonorità dell’ensemble ‘preparando’ con oggetti vari la cordiera di un pianoforte a mezza coda, modificandone completamente le possibilità di impiego e trasformandolo di fatto in un’orchestra di percussioni in miniatura, con il risultato non trascurabile di economizzare anche sugli esecutori. La soluzione di emergenza probabilmente non sarebbe nata se nel caso di Bacchanale si fosse trattato di un brano di musica destinato al concerto e non invece di un lavoro funzionale, concepito per la danza (di Syvilla Fort). Un filone molto promettente della musica sperimentale, e la parte forse più relativamente ‘popolare’ della produzione di Cage, nasceva e si sviluppava così dalla collaborazione con un’altra disciplina, che ne sarebbe stata a sua volta influenzata. Merce Cunningham, che strinse con Cage sul finire degli anni Quaranta un sodalizio destinato a interrompersi soltanto con la scomparsa del compositore (1990), aderì alle concezioni di Cage così come si vennero sviluppando dopo il 1951, introducendo elementi di casualità e di indeterminazione nella concezione delle coreografie, giungendo infine a una piena dissociazione progettuale tra i movimenti dei corpi e gli eventi musicali. Come Ophelia del 1946, poema sinfonico in miniatura destinato alla danza di Jean Erdman, The Seasons, del 1947, appartiene ancora a una fase ‘impressionistica’ (forse nemmeno da virgolettare). Cage affronta qui un soggetto topico, che utilizzerà ancora nel Quartetto d’archi dell’anno successivo: il succedersi delle stagioni concepito, secondo la tradizione indiana, come ciclo di creazione – conservazione – distruzione – quiescenza è il programma di un poema sinfonico sui generis che è in effetti la prima composizione sinfonica di Cage, commissionata dalla Ballet Society di New York (la coreografia era di Cunningham, le scene e i costumi di Isamu Noguchi). L’impiego della ‘tecnica delle gamme’, ossia di aggregati di suoni a orchestrazione invariabile che ritornano sempre uguali come ‘personaggi’ sonori conferisce al lavoro una caratteristica staticità, quel «ricorrere inalterato di situazioni musicali (piuttosto che di temi)». Se si considera che questa tecnica è una derivazione delle esperienze compiute con il pianoforte preparato (dove a una determinata nota corrisponde sempre la medesima sonorità, più o meno complessa in senso armonico-timbrico), la versione pianistica di The Seasons tende a realizzare su di un normale pianoforte l’evocazione delle sonorità ‘preparate’.

Quanto alla Suite for Toy Piano del 1948: se il pianoforte giocattolo può considerarsi un caso limite del pianoforte preparato, allora il suo impiego da parte di Cage può non essere soltanto uno scherzo – anche tenuto conto del suo impiego in funzione della coreografia. È più probabile però che, in questo caso, l’impulso compositivo sia stato quello di voler esprimere al massimo le possibilità di uno strumento particolarmente limitato.

Cage impiegò il titolo Music for Piano per una serie di 84 brani composti tra il 1952 e il 1956 diversi Si tratta di musica che utilizza notazioni sperimentali, come la ‘traduzione’ in note delle imperfezioni della carta, e che impiega operazioni casuali per determinare altri aspetti della composizione, secondo il metodo seguito nella Music of Changes, ossia utilizzando il resposnso dell’I Ching per stabilire l’organizzazione del tempo e della densità dei diversi aggregati sonori. Le istruzioni per l’esecuzione sono peraltro precise e rigorose. Molti di questi pezzi sono dedicati a Merce Cunningham e a danzatrici e danzatori della sua compagnia.

Meno noto è il coinvolgimento di Feldman nell’intreccio tra nuova musica e nuova danza. Nel suo catalogo si registrava, infatti, finora soltanto un lavoro per orchestra del 1957 (Ixion) per Cunningham. In realtà, fin dai primissimi tempi del sodalizio con Cage, si trovano pagine per pianoforte dedicate a performance coreografiche solistiche – lavori che sono a riemersi soltanto di recente dalle sue carte, depositate alla Paul Sacher Stiftung di Basilea, e che presentano caratteristiche di grande interesse. I Nature Pieces, in particolare – concepiti per una coreografia di Jean Erdman intitolata Changing Woman, e destinate al pianista David Tudor (prima esecuzione: New York, 18 gennaio 1952) – con le loro scansioni ritmiche regolari e precise, sono molto differenti da altri brani coevi, già improntati a quell’autonomia e quella sospensione delle durate che sono le note caratteristiche di Feldman, così spesso associate alle ‘superfici’ pittoriche dell’espressionismo astratto. Tuttavia le Variations, p. es., sono state sicuramente scritte badando soprattutto alla organizzazione grafica della pagina, ma il loro aspetto ‘astratto’, derivante dai generosi silenzi, deve essere considerato in funzione della danza cui sono destinate. Per inciso, Cage (che le eseguì per primo, il 12 aprile 1951) suggerì a Cunningham di preparare, per le Variations, una coreografia fatta di un rapido alternarsi di figurazioni classiche tra loro sconnesse il che risultò naturalmente di un’estrema difficoltà. La dedica recita «To Merce and John with deepest love for their work and above all for themselves».

Le Three Dances, tuttora inedite, sembrano essere il primo lavoro per la danza di Feldman, del 1950. Furono scritte per Merle Marsicano ed eseguite dal pianista Edwin Hymowitz in circostanze finora sconosciute.

Accanto a questi lavori si presentano alcune delle pagine, meglio note, scritte da Feldman nello stesso periodo, a esclusiva destinazione strumentale.

(Veniero Rizzardi)

Rassegna

IMPARA L’ARTE
IX EDIZIONE 2010

Note

Questo concerto fa parte della rassegna “Impara l’Arte”, un progetto di Amici della Musica di PadovaCentro d’Arte degli Studenti dell’Università di PadovaOrchestra di Padova e del Veneto promosso e sostenuto da ESU e Università di Padova, cui si affianca l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova.

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